In un recente hangout per webmaster (il periodo risale a gennaio 2019), Marie Haynes ha chiesto a John Mueller di Google qualche informazione in più sullo strumento di Google che si chiama “Disavow tool”, utile per evitare penalizzazioni relative ai link in entrata.

In merito alle risposte che sono state fornite da Mueller, sono stati quindi scritti numerosi articoli che evidenziavano la sua idea, ma a quanto pare non è stata fino ad oggi fornita una trascrizione completa delle sue parole .

Le Reali Informazioni che Provengono da John Mueller sul Disavow Tool

Per avere un’idea precisa e per potersi fare una propria opinione sul fatto, è bene quindi conoscere, anche a grandi linee, la discussione completa che si è tenuta tra John Mueller e Marie Haynes sul tool di Google.

La domanda di Marie Haynes è stata molto chiara: se è vero che Google ignora i link di bassa qualità, allora può essere inutile che il proprietario di un’azienda continui a rifiutare (o a rinnegare) quei link tramite il Disavow Tool?

Questa è una domanda molto intelligente, se pensiamo soprattutto che Haynes faceva riferimento in particolare a quei link situati in zona grigia, quelli che è difficile comprendere se Google li stia davvero ignorando oppure no.

Infatti, nel porre la sua domanda, Marie Hayne ha fatto riferimento a Penguin 4.0 ed in particolare al momento in cui Google ha iniziato ad ignorare i collegamenti non naturali (e quindi manipolati e costruiti in maniera artificiale).

Se è vero che Google è in grado di riconoscere questi link, potrebbe essere inutile (o comunque una perdita di tempo) usare il Disavow Tool perché non farebbe altro che fare ciò in cui Google già si adopera naturalmente, e cioè ignorare i link non naturali.

Oltretutto, molti webmaster sono entrati in confusione circa il da farsi, proprio perché non hanno un’idea chiara e concreta di ciò che è davvero da fare e ciò che invece può essere evitato risparmiando sia soldi che tempo.

A questa domanda, è giunta quindi la risposta di John Mueller che, oltre a dichiarare ed ammettere che si è trattato di una domanda intelligente, ha fornito delle spiegazioni più precise facendo un riferimento a due scenari diversi di backlink:

  • dove vi è un’azione manuale;
  • dove è già chiaro che quel tipo di link innescherà un rifiuto.

In entrambe queste casistiche, John Mueller ha consigliato di utilizzare il tool di Google, ed ha specificato che nel caso in cui un sito non ha ricevuto alcuna penalità manuale (ma è noto comunque che i link non passerebbero un controllo manuale antispam), è comunque bene intervenire utilizzando lo strumento Disavow.

In realtà, nella sua domanda, Mary Hayne aveva parlato dei link di media qualità e non quelli che contengono spam, mentre Mueller ha parlato nello specifico dei link creati con le strategie di link building del passato.

In questo caso, secondo Mueller alcune strategie utilizzate in passato vengono automaticamente ignorate da Google, e quel tipo di link non è da considerarsi come un problema.

Non ha specificato, però, di quali tipi di link si tratta: in teoria, si potrebbe trattare anche di link che provengono da siti irrilevanti, che potrebbero essere stati parte di uno schema di link interrotto diversi anni fa.

Da notare, infatti, che un tempo le directory pagate erano una pratica non solo accettata, ma anche comune, e si potrebbe quindi trattare di link da directory a pagamento non più attivi ma ancora “vaganti”.

Usa il Disavow Tool se il Team di Controllo Spam Potrebbe Attuare una Penalizzazione Manuale

John Mueller ha quindi fornito ulteriori analisi, soffermandosi anche a considerare (e quindi a far notare) il punto di vista del team di controllo spam di Google suggerendo che, qualora si dovesse capire in anticipo che il controllo di spam da parte di Google disapproverebbe quei link, sarebbe bene utilizzare direttamente lo strumento.

Quali Sono le Vecchie Strategie di Link Building che Google Ignora?

Ancora una volta, Marie Haynes è tornata sul concetto di vecchie tattiche di link building ed ha chiesto quali siano le strategie che Google ignora.

A questa domanda, John Mueller ha rifiutato di fornire una precisa cronologia ma ha comunque parlato di quei tipi di link che verrebbero ignorati, introducendo il tema del link “non dannoso”.

Se, infatti, il link non comporta danni, allora può essere ignorato da Google.

Il Disavow Tool Aiuta Google a Fidarsi dei Backlink?

La domanda è semplice: come si fa ad aiutare Google a fidarsi algoritmicamente dei backlink?

Mary Hayne ha comunque deciso di porre questa domanda, pur sapendo che non era facile ottenere una risposta e pur ammettendo che non è facile fornire una risposta che sia “o tutto bianco, o tutto nero”.

Insomma, in che modo possiamo fornire un supporto a Google per aiutarlo a fidarsi dei nostri link?

Cioè, vale la pena usare il Disavow Tool e quindi ripulire completamente un sito, per ottimizzare la resa generale del sito stesso? Si può ottenere da parte di Google una risposta del tipo “Se è stata data una ripulita dei link corrotti o non naturali, allora possiamo fidarci”?

Secondo Mueller, questa è sicuramente un’ottima idea.

Egli ha infatti tenuto a precisare più volte che, qualora si pensi che un link possa essere “bandito” dal team di controllo spam, allora è il caso di usare lo strumento Disavow.

Rinnegare tutti i link errati per i quali il team antispam di Google effettuerebbe un’azione manuale aiuta Google a fidarsi del profilo di backlink.

Che Dire dei Link in Area Grigia?

Parliamo dei link che non sono pulitissimi, bianchi, ma neanche troppo spammosi e sporchi (neri).

Che fare con i link un po’ sospetti ma non completamente di spam, cioè quelli nella zone grigia?

Marie Haynes ha insistito sui link in area grigia, parlando in particolare dei proprietari di attività che potrebbero non sapere cosa penserebbe il team antispam di Google di quei determinati link: questa è una domanda interessante, perché si sofferma sul fatto che non tutti sono consapevoli del raggio di azione manuale da parte del team antispam di Google e si potrebbe quindi sbagliare pur senza volerlo.

Anche in presenza di linee guida specifiche, non tutti, infatti, sono in grado di interpretarle e quindi di metterle in atto: ci sono persone che spendono un sacco di soldi per i controlli dei link e non sempre ne vale la pena, ma d’altro canto si potrebbe rischiare di non fare un controllo dei link e poi scoprire che se ne potrebbe trarre beneficio.

Google Scoraggia in Genere l’Uso del Disavow Tool

Stando a quanto è emerso dalle spiegazioni di Mueller, in genere Google scoraggia l’uso di questo strumento, al punto da nasconderlo addirittura nella Search Console: insomma, evita di metterlo in evidenza per fare sì che non se ne faccia un “abuso” (ed in molti casi Google non ne consiglierebbe comunque neanche l’uso).

Non è un caso che questo strumento non sia nato da un’idea di Google: esso è infatti nato (non con poca riluttanza da parte di Google) nel momento in cui, dopo Penguin, molti siti erano stati penalizzati, su richiesta della comunità SEO proprio per aiutare questi siti.

Insomma, Google è stato sempre coerente con la sua scelta, ed è proprio per questo che lo strumento non è presente in maniera evidente nella Search Console: per la maggior parte dei siti, non è necessario concentrarsi su questi link.

Delineando infine cosa è apprezzabile di questo strumento, Mueller ha specificato che sicuramente è un valore aggiunto per tutti quei siti in cui vi è qualcosa che preoccupa e che si vorrebbe disconoscere.

Insomma, possiamo ammettere che lo strumento di Google permette di rimuovere un motivo per cui un sito ha perso posizionamento SEO, ma se il rinnegamento dei link non risolve il problema, il vero problema per spiegare il calo di posizionamento è probabilmente altrove.

4 VIDEO+PDF: Scopri il Mio Metodo di Posizionamento SEO su Google Semplice, Passo Passo e Pratico, per TUTTI i Siti Web


CLICCA QUI E ACCEDI SUBITO AI VIDEO

Contattami ora!

Puoi contattarmi compilando il form qui sotto per avere informazioni sui miei servizi SEO, oppure manda un messaggio WhatsApp al n. 348 09 06 338

Acconsento al trattamento dei miei dati personali secondo l'Informativa Privacy

Filippo Jatta

About Filippo Jatta

Filippo Jatta è consulente SEO per liberi professionisti e imprenditori. Dottore magistrale in Organizzazione e Sistemi Informativi presso l'Università Luigi Bocconi di Milano, dal 2008 è SEO specialist. Aumenta traffico e visibilità online di blog, e-commerce e portali, posizionando siti web su Google. Offre servizi di posizionamento sui motori di ricerca e corsi SEO, sia base che avanzati.