C’è stata un po’ di confusione nel mondo SEO, negli ultimi giorni, a causa di un documento di Google che sembra affermare che il CTR (Click Through Rate) influenza il posizionamento su Google.

Ma cos’è il CTR?

Non è altro che a percentuale di utenti che, dopo aver cercato qualcosa su Google, clicca sul tuo sito in SERP.

Ad esempio, se 100 persone cercano “posizionamento su google” e 21 cliccano su JFactor.it, allora JFactor.it avrà un CTR del 21%.

Bene, è da tanto tempo che Google dice che il CTR non è un fattore di posizionamento SEO su Google. Tuttavia, spesso molti SEO, anche autorevoli, come il team di Moz, sostiene il contrario.

Britney Muller, seo appunto dello staff di Moz, pochi giorni fa ha notato un documento ufficiale di Google che diceva che, quando una persona clicca nei risultati di ricerca, questa azione può modificare il posizionamento delle pagine nelle ricerche future.

Britney Muller quindi ha subito condiviso sul suo account Twitter il suo stato, in cui condivide la scoperta, indicandola come prova definitiva che il CTR sia effettivamente un fattore SEO.

Però non è così: quando Google ha scritto questo, non si riferiva al fatto che il click in SERP possa modificare il posizionamento di un sito, ma solo alla personalizzazione dei risultati personali.

Questo vuol dire che, quando una persona è loggata su Google, il motore di ricerca registra le scelte fatte, e tende a posizionare più in alto per quel determinato utente i siti che vengono scelti più di frequente.

Facciamo un esempio: ti logghi su Google e cerchi “posizionamento seo su google”.

Clicchi in SERP su JFactor.it.

Google ricorderà la tua scelta e, quando effettuerai altre ricerche, mostrerà più in alto JFactor.it.

Ma attenzione: lo farà solo per te, non in assoluto per tutti gli utenti.

Proprio qui sta la differenza: il CTR influenza le SERP personali, solo per le singole persone.

Google ha ripetuto spesso che il CTR non è un fattore SEO, e insiste su questa linea, nonostante i SEO, in base a esperimenti e SEO case study, a volte affermino il contrario.

A Google questi elementi, come anche il bounce rate, non piacciono come fattori SEO, in quanto sono facilmente spammabili e difficili da decifrare.

In base ai test effettuati da autorevoli colleghi, pare che il CTR, quando ha avuto la capacità di modificare la SERP, l’ha fatto solo temporaneamente, per lassi di tempo molto brevi.

Suggerisco quindi di non cercare di aumentare il CTR usando bot o altri software, ma di lavorare bene sui meta tag, come meta title e meta description, per migliorare il CTR in maniera naturale e reale.

In questo modo si otterranno risultati certamente migliori.

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Filippo Jatta

About Filippo Jatta

Filippo Jatta è consulente SEO per liberi professionisti e imprenditori. Dottore magistrale in Organizzazione e Sistemi Informativi presso l'Università Luigi Bocconi di Milano, dal 2008 è SEO specialist. Aumenta traffico e visibilità online di blog, e-commerce e portali, posizionando siti web su Google. Offre servizi di posizionamento sui motori di ricerca e corsi SEO, sia base che avanzati.