John Mueller di Google ha offerto una chiara spiegazione di come Google utilizza i titoli H1, gli H2, e i codici HTML.

In questo articolo io riporto ciò che lui ha detto, ma vorrei sottolineare che non sono d’accordo con lui.

O meglio, credo che Mueller, essendo portavoce ufficiale di Google, non abbia alcun interesse a spiegare davvero come ottenere un buon posizionamento su Google.

I titoli heading sono dei fattori di posizionamento importanti, ed è importante inserirvi in maniera strategica, naturale e naturale le parole chiave per le quali vuoi posizionarti.

Sminuire eccessivamente la loro rilevanza ai fini SEO, come fa John Mueller in questa intervista, pone i consulente SEO sulla cattiva strada.

Ora che ti ho spiegato il mio punto di vista, ecco qui la traduzione dell’intervento di John Mueller.

Come Utilizzare i Titoli Heading?

Di recente, Mueller ha effettuato un hangout per webmaster: proprio in questa occasione, un editore ha approfittato per chiedere quale fosse il modo migliore di utilizzare i titoli.

Una domanda semplice, immediata, che richiede tuttavia una risposta un po’ più complessa: quando si parla di titoli e sottotitoli, H1, H2, H3, qual è la migliore configurazione da utilizzare?

Panoramica dei Titoli Heading per Ottimizzazione SEO

Per capire in che modo possiamo utilizzare e rendere utili questi elementi per ottimizzare lato SEO una pagina web, ci occorre prima di tutto fare una breve panoramica di come essi sono stati usati nel corso del tempo.

All’inizio degli anni 2000 tutti questi elementi, ed in particolare H1, H2, e H3, erano considerati come dei fattori di posizionamento reali ed importanti, anzi, un vero e proprio obbligo affinché potesse avvenire il posizionamento.

Era infatti obbligatorio aggiungere le parole chiave al loro interno quando si desiderava che avvenisse il posizionamento di quel determinato sito.

Le cose, però, nel corso del tempo sono cambiate, e possiamo dire che non è più così.

Tuttavia, è ancora una pratica SEO comune preoccuparsi delle parole chiave all’interno dei titoli, tanto che essa è diventata una pratica meccanica, fatta quasi senza rendersene conto e senza preoccuparsi: il fatto di aggiungere le keyword in questi elementi, non è più qualcosa che ha a che fare con SEO, ma è una cosa che si fa, semplicemente, per abitudine.

Ci basta ad esempio guardare i siti più in alto nel posizionamento per capire che questa è una pratica comune.

John Mueller: Titoli Heading Non Importanti per il Posizionamento SEO

Mueller ha iniziato la sua risposta ribadendo la pratica SEO scaduta e obsoleta di aggiungere meccanicamente parole chiave ai titoli, nella convinzione che questi elementi siano ancora un fattore di posizionamento.

Ha inoltre affermato che molto spesso i titoli, gli H2, H3, ecc., sono sopravvalutati nel senso che avviene davvero molto spesso che in diverse discussioni teoriche si venga coinvolti ancora per parlare di essi, e di come dovrebbero essere impostati perché tutto sia fatto in maniera ottimale per migliorare il posizionamento SEO.

In questo discorso, Mueller ha anche spiegato che Google legge semplicemente questi elementi per come sono, per come sono stati costruiti e concepiti: come un metro attraverso il quale si può comprendere, proprio per mezzo della loro lettura, quale sia l’argomento dei paragrafi che seguono il titolo.

Un modo, insomma, per comprendere meglio il contenuto delle pagine.

Un’altra convinzione obsoleta relativa al posizionamento su Google, è quella secondo la quale gli H1 siano più importanti come fattori di posizionamento rispetto agli H2, e che questi ultimi siano più importanti rispetto agli H3, e via dicendo.

E quindi, seguendo questa convinzione è anche abbastanza normale che si inseriscano le keyword principali nell’elemento più alto, e quelle meno importanti (secondarie, insomma) negli elementi che hanno un’importanza inferiore.

Tutto questo poteva valere, ai fini del posizionamento, fino a 15 anni fa, ma adesso, le cose sono nettamente cambiate e non sono affatto più così.

Insomma, porsi la domanda su come dovrebbero essere inseriti i titoli H1, i sottotitoli H2 e H3, e su quale contenuto dovrebbero avere, è del tutto inutile, oltre a non essere per nulla rilevante sotto questo profilo.

Bisogna anche dire che questi elementi non devono tuttavia perdere il loro valore principale, che è quello di indicare livelli gerarchici di informazioni,  ma questo non ha nulla a che vedere con il posizionamento: si tratta semplicemente di una questione di buon senso da un lato, e dall’altro di corretta organizzazione di un documento web.

Come Ottimizzare i Titoli per la SEO?

Fatta la panoramica e dato uno sguardo al passato, occorre adesso cercare di capire quale sia il modo giusto per ottimizzare lato SEO e utilizzare correttamente i titoli.

Prima di tutto, bisogna ribadire che tutti questi elementi hanno un’utilità imprescindibile, che è dovuta al fatto che essi spiegano di cosa parla il testo e quali sono i contenuti presenti nell’articolo e nei vari paragrafi.

Il titolo viene applicato per spiegare di cosa tratta una porzione di testo oppure cosa si vuole mostrare con un’immagine: inserire questo elemento ci aiuta moltissimo in questo caso, perché ci garantisce la possibilità di comprendere, con un colpo d’occhio veloce, di cosa si sta parlando.

I Titoli Non Sono Più Fattori di Posizionamento sui Motori di Ricerca?

I titoli sono stati considerati tra i primi dieci fattori di posizionamento SEO per diversi decenni, ma se dai uno sguardo alle pagine dei risultati dei motori di ricerca (SERP) vedrai che non è così.

Chiunque sostenga il contrario, sta negando ciò che esiste davanti ai suoi occhi.

L’uso corretto di questi elementi è cambiato, ed oggi è legato ad un unico scopo: quello di aiutare i motori di ricerca a comprendere di cosa parla il contenuto. Questo è tutto.

Mueller si è spinto ancora più oltre, spiegando che le keyword inserite in questi titoli non sono necessarie per il posizionamento; in parole povere, non è che se i tuoi titoli contengono quelle keyword, il tuo sito non otterrà un miglior posizionamento sui motori di ricerca.

Anzi: puoi ottenere questo risultato, più semplicemente, aiutando il motore di ricerca a capire un  po’ meglio i tuoi contenuti, e quindi inviando al tuo sito del traffico utile, degli utenti che cercano in maniera esplicita i contenuti che il tuo sito presenta.

Un’altra cosa: anche se stai rendendo semplice per Google la comprensione dei contenuti presenti nel tuo sito, questo non significa affatto che la tua pagina si posizionerà al primo posto per le query di concorrenza.

Devi quindi avere pazienza, dare importanza ai titoli per quel che riguarda la semplificazione di contenuti ed immagini, e trovare un modo affinché il contenuto sia facile per gli utenti e per i motori di ricerca.

Riassumendo su titoli, H1, H2 e H3

Mueller ha spiegato e ribadito che le keyword inserite all’interno di elementi come titoli, H1, H2 e H3 non ti fanno necessariamente posizionare meglio (quella era una vecchia modalità ormai desueta, quando in realtà gli elementi erano fondamentali).

Mueller dice che questi elementi sono fondamentali solo per una corretta e veloce comprensione del contenuto, della porzione di testo o delle immagini presenti all’interno della pagina.

Ti ricordo che ho trascritto le dichiarazioni perchè molto importanti, ma non sono d’accordo con esse: ho molti case study che le contraddicono.

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Simona Mastromarino

About Simona Mastromarino

Sono una webwriter freelance laureata in comunicazione e specializzata in Luxury Hotel Management. Dall’animo un pizzico wild, ho da sempre una passione non troppo segreta per la scrittura artistica e per la cultura giapponese.