Link Building che Funziona: il Case Study dei Risultati su 2 Siti

Link building: case study e risultati ottenuti su 2 siti web

In questo articolo ti mostro i risultati ottenuti con 2 siti molto differenti tra loro, per i quali ho iniziato a fare link building.

Oltre ai risultati ottenuti sino ad ora, ti spiegherò anche le modalità di lavoro che ho attuato per ottenerli.

Partiamo da un presupposto: anche se a me piace sempre condividere i nomi dei siti sui quali lavoro (come puoi vedere anche dai case study SEO che trovi nell’apposita sezione), in questo caso dovrò mantenere l’anonimato.

La link building è infatti un tema “che scotta”, e non posso quindi rivelare i nomi dei domini.

A parte questo, sto per mostrarti tutto il resto.

Bene, iniziamo allora.

Situazione iniziale

I lavori sono iniziati nel mese di febbraio 2018 per il sito A, e di luglio dello stesso anno per il sito B.

Mentre scrivo siamo a fine ottobre 2018.

Il sito A tratta l’argomento della vendita di corsi online e offline: si tratta di un sito che offre l’opportunità di acquistare corsi via skype e dal vivo.

Il sito B, invece, è un grande e-commerce di fiori: accedendo a questo portale si possono acquistare bulbi e semi di ogni fiore si desideri.

La fase iniziale è quella dello studio dell’individuazione delle parole chiave principali.

I clienti mi hanno spiegato gli obiettivi dei siti. Basandomi su questi, e con l’aiuto del buon SeoZoom, ho individuato le keyword migliori, che avrebbero portato più visite e conversioni.

Son poi andato a controllare, per ciascuna parola chiave individuata, in che posizione fossero i siti dei miei clienti, e quale pagina dei loro siti rankasse.

Attento a una cosa: prima di passare alla link building è sempre importante ottimizzare il sito web, a livello di SEO tecnica, di struttura e contenuti on page.

In questo caso, però, il mio compito è stato solo quello di fare link building. Per questo motivo le altre operazioni non sono state svolte.

Fatta questa doverosa precisazione, torniamo a noi.

Tabella iniziale: kw, URL e posizione

Ho stilato una piccola tabella composta da 3 colonne.

Nella prima colonna ho inserito le parole chiave obiettivo, nella seconda la pagina del sito che già si posizionava per esse (seppur non in prima pagina), e nella 3° colonna ho inserito la posizione attuale in SERP.

Tutto con un semplice foglio excel.

Ora avevo ben chiari in mente gli obiettivi da raggiungere, e il fatto che i siti già si posizionassero (seppur tra la 3° e la 5° pagina), indicava che tali obiettivi erano comunque perseguibili.

Son passato quindi allo step successivo: lo studio della concorrenza.

La concorrenza

Prima di partire con la link building, infatti, è necessario comprendere quanto sono forti e popolari i siti con i quali andremo a scontrarci.

A volte ricevo richieste impossibili da soddisfare, come ad esempio superare Zalando e Bakeca per kw enormi, con pochi euro di budget.

Se si hanno risorse limitate è giusto focalizzarsi su keyword la cui concorrenza è superabile.

Come ho valutato la concorrenza?

Ci sono diversi strumenti di analisi dei link sul mercato; io mi trovo bene con Majestic.com.

Per ogni keyword, quindi, sono andato a controllare il numero di domini che linkano a ciascun sito, e alla pagina posizionata.

Ti faccio un esempio.

Diciamo che voglio studiare la concorrenza per la parola chiave “corsi di lingua”.

Cerco tale kw su Google, e mi segno i primi 10 risultati, cioè le 10 pagine che sono posizionate.

Analizzo poi questi siti con Majestic: controllo il numero di domini che linkano al sito che si posiziona, e alla pagina specifica.

Per “corsi di lingua”, ad esempio, in prima posizione attualmente trovo “ef-italia.it/pg/corsi-di-lingua/”.

Vado quindi a controllare quanti domini linkano al sito Ef-Italia.it, e poi controllo quanti linkano alla pagina specifica dei corsi di lingua di quel sito.

Valuto poi tali link, perchè non tutti saranno decisivi e potenti per il posizionamento su Google, e quali invece non sono determinanti.

Qui trovi una guida per capire quali link non aiutano nel posizionamento SEO.

Una volta valutati quanti sono quelli determinanti, riporto i dati in tabella.

Seguendo questo procedimento, in poco tempo avrai un’idea di quanti link di qualità servono al tuo sito per posizionarti per una determinata kw.

Ecco ad esempio la concorrenza per una delle keyword obiettivo.

Il valore RDD è importante, in quanto indica il numero di diversi domini che linkano al sito che si posiziona in prima pagina su Google.

Con una semplice differenza possiamo calcolare il numero approssimativo di link necessari per superare la concorrenza.

E’ importante prendere in considerazione i nostri diretti concorrenti, e lasciar perdere per un attimo i numeri relativi a colossi come Amazon e compagnia, che falserebbero le medie.

L’obiettivo è infatti capire con quanti link i nostri concorrenti di dimensioni simili riescono a posizionarci, ignorando i super siti.

I diretti concorrenti sono quelli che occupano le posizioni 1, 3, 5 e 8.

Tali siti hanno un numero di domini linkanti (RDD) pari a 82 + 134 + 134 + 574.

Il numero medio di domini linkanti dei diretti concorrenti in prima pagina è di 231.

Come detto, da questi vanno detratti quelli che non servono al posizionamento.

Come puoi notare, in posizione 3 e 5 appare due volte lo stesso sito.

In seconda posizione, invece, compare il sito che ho posizionato io. La schermata è stata infatti salvata in data odierna, mentre prima, ovviamente, il sito web non era posizionato.

Il sito che ho posizionato, prima che iniziassi la link building, aveva 112 domini linkanti.

Ora che sai quanti link dovrai ottenere, devi decidere la strategia di link building: valutare la distribuzione di anchor text e le pagine da linkare.

Variazione di anchor text dei link

E’ bene studiare la situazione delle anchor text: se il sito da posizionare presenta troppe anchor text ottimizzate (cioè manipolative, a chiave esatta), è bene lavorare su anchor text di tipo brand e URL.

Per esempio, se il sito si chiama jfactor.it, è bene usare spesso anchor text come “jfactor”, oppure “jfactor.it”, e solo raramente anchor text come “posizionamento google”.

Questo per rendere il profilo di link in entrata il più naturale possibile, ed evitare il rischio di una penalizzazione di Google di tipo Penguin (cioè relativo ai link innaturali).

Nel caso in esame la variazione di anchor text è attualmente la seguente per uno dei due siti (per l’altro è molto simile):

Per il 79% dei casi, le anchor text sono bran o URL.

Ho infatti lavorato quasi soltanto con questo tipo di anchor text, andando a diminuire la precedente percentuale un po’ alta di anchor text ottimizzate.

Tutti i link sono stati distribuiti verso l’home page e verso le pagine obiettivo interne, dosati in base all’importanza degli obiettivi di ciascuna pagina.

I risultati a 4 mesi

I risultati, dopo 4 mesi di lavoro, sono i seguenti per il primo sito:

Per il secondo, invece, ecco i risultati:

 

Come si nota il traffico ha un’impennata dopo circa 3-4 mesi dall’inizio dei lavori.

Entrambi i siti erano ben lontani dalla prima pagina, ed ora traffico e visibilità sono aumentati molto, soprattutto per il sito B, che è in prima pagina per tutte le keyword obiettivo, in posizioni tra la prima e la quinta.

E’ importante continuare a lavorare bene, dato che i concorrenti non si fermano, ma le potenzialità per un’ulteriore crescita ci sono tutte.

Ti ricordo, infine, che se ti serve un servizio di link building puoi contattarmi dalla pagina dei contatti.

Alla prossima!

filippo.jatta@jfactor.it

<p>Filippo Jatta è consulente SEO per liberi professionisti e imprenditori. Dottore magistrale in Organizzazione e Sistemi Informativi presso l’Università Luigi Bocconi di Milano. Dal 2008 aumenta traffico e visibilità online di blog e ecommerce, posizionando siti web in prima pagina su Google. Offre servizi di posizionamento sui motori di ricerca e corsi SEO, sia base che avanzati.</p>

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