Link Nofollow Ovunque: Dove Ci Conducono le Linee Guida di Google?

Link Nofollow Ovunque: Dove Ci Conducono le Linee Guida di Google?

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Cos’è il Nofollow

Google sta invitando sempre più spesso ad utilizzare il comando “nofollow” per i link in uscita. Parlo di questo argomento nel mio corso SEO online, ma ho deciso di approfondirlo anche qui sul blog. Nella prima parte dell’articolo c’è un riassunto della situazione, mentre nella seconda parte le mie considerazioni personali su come questo influisce il lavoro di posizionamento dei siti web. buona lettura! 🙂

Come spiego nella guida al posizionamento su Google, Google considera ogni link proveniente da un sito web A e diretto a un sito web B come un voto. A parità di altre condizioni (struttura, velocità, contenuto, ottimizzazione, ecc) un sito con più link di qualità (quindi più voti) ottiene maggiore visibilità sulla rete.

Google ha però deciso di dare la possibilità di usare il comando “nofollow” per i link cui non si vuole attribuire un voto. In tal modo il link c’è, esiste, ma non viene considerato un voto, un fattore di merito, e non contribuisce quindi direttamente al posizionamento organico.

Un Uso Appropriato del Nofollow

Questa funzione è molto utile per i link generati dai visitatori, e non dai proprietari dei siti. Basti pensare ai link nei commenti dei blog, o a quelli nei forum. Rendendo tali link nofollow di default si evita che troppi spammer sporchino il web solo per ottenerli (anche se la pratica continua tuttora).

Un’altra ottima applicazione dei nofollow è questa: supponiamo che io stia facendo una recensione negativa su un servizio offerto da un altro sito. Linkando al loro sito io gli passerei link juice, cioè gli darei un voto positivo. Posso invece in tal caso linkare al sito esterno con il comando nofollow, in maniera tale da porre sì un link, ma senza passare alcun tipo di vantaggio a livello di posizionamento.

Nofollow in Tutte le Salse

link nofollowWidget e Infografiche

12 agosto 2013, il simpatico Matt Cutts ci avvisa: “non userei le infografiche e i link nei widget per la link building. Nel caso dell’infografica il motivo è che non sempre è chiara la presenza di un link all’interno della stessa, è quindi meglio utilizzare il link nofollow“.

Guest Post

20 gennaio 2014, sempre Matt avvisa: “se fai guest posting per ottenere link, è meglio che tu smetta […] Non mi affiderei alla guest  posting come tecnica per ottenere link”

Matt si riferisce ai guest post di bassa qualità, certo. Ma i toni allarmistici causano timori nei link builder meno esperti.

Ma ci pensa Mueller a rincarare la dose e avvertire (traduco dall’inglese): “Bisogna pensare: il link sarebbe su quel sito senza il tuo intervento? Nel guest blogging andiamo a inserire link su siti di altre persone […] Penso che a volte abbia senso fare un guest post su un sito di altra gente e ottenere un po’ di traffico perchè la gente apprezza l’articolo e arriva sul nostro sito, ma sarebbe meglio che tu inserisca il nofollow a tali link”
Qui si può trovare il video in cui Mueller esprime tale concetto. Concetto che mi sembra davvero molto forzato, e che non condivido.

In base a quello che ci viene suggerito, anche nel caso in cui un articolo che scriviamo è di qualità, tanto da interessare i lettori e portare traffico, dovremmo comunque inserire il nofollow, rendendo quindi il link inutile dal punto di vista SEO.

E allora via a periodi di timore e paura, in cui molti blogger iniziano a rifiutarsi di inserire, nei guest post, link senza la dicitura nofollow.

Talvolta sono ospite su blog di colleghi, e mi prodigo nell’offrire dei contenuti all’altezza, di qualità, che possano davvero portare un vantaggio al blogger che mi ospita. Devo dire però che, nella maggior parte di casi, i blog sui quali sono ospite non hanno un traffico enorme. Pertanto io scrivo articoli di valore al fine di inserire un link verso il mio. Sto creando materiale di valore nel web.

Ma, se non potessi ottenere in cambio il link, pubblicherei gli stessi articoli sul mio sito, invece che su altri. Dovrei quindi inserire il nofollow a tali link? Mi sembra, francamente, ridicolo.

Commenti e Forum

Ricordiamo che i link nei commenti e quelli nei forum sono quasi sempre nofollow di default, cosa gradita a Google e a mio avviso anche giusta, come detto precedentemente, per scoraggiare un po’ gli spammer.

Footer Link

Andiamo a parlare di un altro link spesso discusso: quello presente nel footer di un sito. Questi link sono spesso inseriti dai creatori dei siti web: sono una sorta di firma che il programmatore lascia in ogni sito web da lui creato.

E secondo Google questi link possono essere follow o devono essere nofollow?

Ma che domande, chiaramente nofollow. Il buon Mueller puntualizza la questione, stavolta senza mezzi termini: “è buona pratica inserire il nofollow a questi link”.

In questo caso, contrariamente ai guest post, la cosa ci può anche stare: si tratta di link posizionati in un punto molto defilato di un sito, decontestualizzati, e inseriti spesso su siti non a tema.

Recensioni

Ma torniamo a un caso più recente e spinoso: talvolta aziende e startup decidono, per promuoversi e far parlare di sè, di distribuire a blogger e portali online un campione gratuito dei propri prodotti. La finalità è quella di ottenere visibilità su tali blog e portali, che in genere ricambiano con una recensione del prodotto in questione.

Si tratta a mio avviso di un metodo abbastanza pulito di fare marketing e link building: non si tratta del mero acquisto di link da PBN di più o meno scarsa qualità, ma di una sana operazione di marketing.

Ma per Google non è così: se io offro un prodotto in cambio di una recensione sto di fatto pagando il link, andando contro le sue regole. Il link così ottenuto dev’essere quindi nofollow.

In pratica Google sta chiedendo di rendere nofollow tipologie sempre più estese di link.

Qual E’ la Conseguenza di Queste Linee Guida?

La verità è molto semplice: Google non può davvero sapere quando un link è spontaneo e quando no. Può dedurlo solo da fattori indiretti (schemi di link, analisi dei siti web, eccetera), ed è anche abbastanza bravo nel farlo.

Dato che l’algoritmo non può sapere direttamente se un link è spontaneo o meno, Google si rivolge ai blogger e ai webmaster, chiedendo loro di utilizzare il comando nofollow facendo terrorismo psicologico. E’ una mossa figlia del fatto che l’algoritmo di Google non ha ancora capacità di valutazione sufficienti.

Quando Google scorge un qualunque rapporto tra il sito linkante e quello linkato, richiede il nofollow, che è un tipo di link che non serve al posizionamento.

Sei il creatore del sito? Metti nofollow nel link nel footer.

Hai scritto un guest post su un altro blog? Inserisci il nofollow, perchè quel link, senza la tua opera, non sarebbe esistito.

Tu blogger, hai recensito un prodotto che ti è stato inviato gratuitamente? Usa il nofollow, perchè infondo sei stato in qualche modo pagato per il link e la recensione.

Tutto questo mi porta a pensare che esistono solo 2 tipi di link sicuri per posizionare un sito web.

Il primo tipo di link è quello totalmente spontaneo. Creo contenuti di valore e attendo che altri portali e siti web mettano dei link al mio sito. Oppure contatto altri webmaster mostrando i contenuti di valore presenti sul mio sito e richiedo un link, senza nulla in cambio.

Il secondo tipo di link è quello puramente a pagamento, cioè paradossalmente proprio quello più odiato in assoluto da Google.

Prima avresti potuto contattare il blogger di turno e dirgli: “ti spedisco un mio prodotto in omaggio, in cambio di una recensione”. E il blogger avrebbe magari acconsentito. Google però ha scoraggiato anche tale pratica, e le recensioni che sono scritte in cambio di prodotti gratuiti devono prevedere link nofollow.

Ora invece è semplicemente più prudente chiedere al blogger la recensione con link, in cambio di denaro o di un prodotto omaggio, chiedendo però che la recensione non dica esplicitamente che è stato fornito un prodotto in omaggio. In questo modo Google non ha nessuna possibilità di distinguere un link naturale da uno non naturale.

Nel blog ci sarà scritto “ciao lettori, oggi ho trovato e provato questo prodotto, tutto molto bello, mi sono trovato bene, trovate le informazioni su questo sito”. Google non potrà sapere che tale recensione è stata concordata in cambio di un prodotto o di denaro.

Quello che voglio dire è che Google sta cercando, con tutti questi avvertimenti, di porre fine in maniera grossolana, imprecisa e raggirabile alla link building, puntando solo sull’incutere timore tra webmaster e blogger, affermando che i link sono pericolosi, anche se d’altra parte afferma che i link sono importanti.

In parte ci sta anche riuscendo, dato che ora molte agenzie ed esperti SEO hanno paura nello svolgere attività di link building. E questo ha ridotto la concorrenza, lasciando campo aperto a chi sa come portarla avanti.

Quindi grazie Google, continua pure così.

filippo.jatta@jfactor.it

Filippo Jatta è consulente SEO per liberi professionisti e imprenditori. Dottore magistrale in Organizzazione e Sistemi Informativi presso l'Università Luigi Bocconi di Milano. Dal 2008 aumenta traffico e visibilità online di blog e ecommerce, posizionando siti web in prima pagina su Google. Offre servizi di posizionamento sui motori di ricerca e corsi SEO, sia base che avanzati.

13 Commenti
  • Andrea
    aprile 14, 2016 at 9:58 am

    Ciao, per vedere se un Link è follow o nofollow è possibile utilizzare il seguente tool:

    varvy.com/tools/linkcount

    Basterà inserire il link dell’articolo ed il tool ti farà vedere quali sono i link follow e nofollow presenti all’interno del Post.

    Con l’occasione ringrazio nuovamente Filippo per il Guest Post di qualità che ci ha offerto, relativo all’ottimizzazione SEO on-page dei siti WordPress, è possibile guardare l’articolo tramite questa pagina:

    impara-wordpress.eu/ottimizzazione-seo-on-page-wordpress

    Buona giornata
    Andrea di impara-wordpress

    • fabrizio conte
      febbraio 21, 2017 at 5:34 pm

      grazie Andrea Ottimi link!

  • Stefano
    marzo 30, 2016 at 2:39 pm

    Ciao FIlippo,

    Bell`articolo. Google vuole avere sempre il controllo di tutto anche quando non puo` averlo.

    Tuttavia di chiedo una cosa. Come faccio a sapere se il mio link postato su un guest post ha il nofollow? C`e` un modo per averne la certezza al 100%?

  • Matteo Martinelli
    marzo 25, 2016 at 12:37 am

    Ciao Filippo,

    Complimenti per il post. Hai sicuramente illustrato bene il problema così come le soluzioni per aggirarlo.. 😉

  • Edoardo
    marzo 23, 2016 at 5:28 pm

    Altro esempio, se io ho il blog dell’ecommerce staccato dall’ecommerce stesso secondo queste dinamiche sarei spacciato, visto che metterei tutti i link nei banner (che andrebbero messi nofollow o cmq fatti atterrare su landing intermedie)

  • Ezio
    marzo 23, 2016 at 1:09 pm

    Io ho 2 domini A e B dei quali B è di fatto un blog aziendale nel quale vengono inseriti degli articoli e in quasi tutti ci sono dei link che puntano al sito A.
    I Link devono avere tutti il “nofollow” – Googlr riesce a capire che
    il secondo è un referral del primo o inserire tutti quei link può penalizzare entrambi?

  • Francesco Polese
    marzo 22, 2016 at 11:56 pm

    Ciao Filippo! Complimenti! Articolo veramente interessante su questo benedetto nofollow, condivido! 😉

  • Flavio
    marzo 22, 2016 at 8:19 pm

    Grande Filippo. D’accordo con te in toto. Ma c’è un altro aspetto da considerare. Quanti blog ci sono al mondo gestiti amatorialmente da persone che, giustamente, non sanno nè cosa sia la seo, nè tantomeno cosa sia un link nofollow. Allora Google dovrebbe penalizzare tutti i siti del mondo. Io penso che possa e debba agire solo comtro i grandi network di siti e semplicemente dare un prso minimo ai link da siti meno popolari o abbandonati da tempo.

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