Google Panda: il Tuo Sito E' a Rischio?

Google Panda: il tuo sito è a rischio?

Che siti vengono colpiti da Panda? Come evitare di essere penalizzati?

Bentornato su JFactor.it. Abbiamo già parlato delle penalizzazioni algoritmiche di Google. I più famosi sono Penguin e Panda, e pochi giorni fa è stata rilasciata una nuova versione di quest’ultimo.

Panda è il nome di un algoritmo di Google che può portare alla penalizzazione di Google algoritmica di un sito. Il primo Panda risale al 23 febbraio del 2011. Panda ha il ruolo di controllare la qualità dei siti web, non permettendo a siti di scarsa qualità di posizionarsi bene in Google.

I primi aggiornamenti di Panda sono stati sporadici, ora invece Panda viene avviato ogni mese da Google, quindi ogni mese c’è, in parole povere, questo processo di valutazione della qualità dei siti internet.

In data 20 maggio 2014, però, è stato ufficializzato Panda 4, che si è meritato un “numero” tutto suo, a causa dell’incidenza che ha avuto sulle SERP.

Ora Panda è invece integrato nell’algoritmo principale di Google, e viene avviato molto spesso, a cadenza quasi mensile.

Innanzitutto è bene sottolineare che la natura di Panda è uguale a quella dei precedenti: questo algoritmo ricerca siti di bassa qualità, per impedir loro di dominare le prime posizioni del motore di ricerca.

Il tuo sito è stato colpito?

Per saperlo il più delle volte basta dare uno sguardo al grafico di Google Analytics che mostra le visite del tuo sito web. Se intorno al 20 maggio è presente una netta perdita di visite da Google, è possibile/probabile che il tuo sito sia stato colpito.

Prendo in prestito un’immagine dal sito searchenginewatch (che ringrazio anche per le informazioni offerte a riguardo) per essere più chiaro.

sito web colpito da panda 4 penalizzato

Come si nota il traffico del sito, intorno al 20 maggio 2014, ha subito una brusca diminuzione. E’ questo l’indizio più semplice e immediato per capire che Panda è entrato in azione contro un sito web.

Ad ogni modo è anche possibile il contrario: se tempo fa il tuo sito era stato colpito da una precedente versione di Panda, infatti, è possibile che con questo aggiornamento il tuo sito sia stato invece ritenuto di buona qualità, e in questo caso si noterà un deciso aumento di visite intorno sempre al 20 maggio. Questo accade in genere per siti “al limite”, con molte caratteristiche negative, che quindi possono essere danneggiate da un aggiornamento e risollevate da un altro.

Questo modo per individuare una penalizzazione non è accurato al 100%, ma ci dà un’idea di massima.

Bene, a questo punto vediamo come evitare di essere penalizzati. Abbiamo detto che Panda penalizza siti di bassa qualità Quindi dobbiamo domandarci:

Cosa si intende per siti web di bassa qualità?

I siti di bassa qualità presentano una o più delle seguenti caratteristiche:

  • Valore “Pagine/sessione” basso: i visitatori vedono una sola pagina del sito e vanno via. Più alto è il valore, meglio è.
  • Frequenza di rimbalzo (in inglese bounce rate) alto: i visitatori trovano il nostro sito tramite Google, vi entrano, e tornano su Google senza visitare nessun’altra pagina. Più bassa è la percentuale, meglio è.
  • Durata sessione media: misura quanto tempo i visitatori restano sul nostro sito: cerchiamo di tenere questo valore alto.
  • Rapporto nuovi visitatori / Visitatori di ritorno: dal grafico a torta di Analytics si vede se chi visita il nostro sito ritorna oppure no. Se i visitatori di ritorno sono uno spicchio molto piccolo è un brutto segno, perchè vuol dire che chi viene sul nostro sito non ci torna più.

Su Google Analytics troverai questi valori con questa grafica:

dati nopage di un sito valido

Questi dati non sono sempre sufficienti però, nè determinanti. Prendiamo ad esempio il dato “Pagine/sessione”. Questo dato, abbiamo detto, mostra quante pagine vengono viste mediamente da ciascun visitatore.

Se però noi offriamo esattamente, e in maniera soddisfacente e completa, quello che il visitatore cerca, è possibile che questi dopo aver visitato una sola pagina esca dal nostro sito.

Mettiamo che dobbiamo fare una vacanza negli USA, e ci serva sapere quanto è, attualmente, il cambio euro dollaro. Cerchiamo quindi su Google “cambio euro dollaro”, e clicchiamo su un risultato. Nel sito nel quale entriamo è presente il valore che cercavamo. Dato che abbiamo trovato quello che cercavamo, usciamo quindi dal sito. In questo caso quindi un valore “Pagine/sessione” basso non è indice di sito di scarsa qualità

Prendiamo un altro esempio: il bounce rate, o frequenza di rimbalzo. Come detto poco fa, ci dice quale percentuale di visitatori torna ai risultati di Google dopo aver visitato il nostro sito, senza visitare nessuna pagina in più del nostro sito. Quindi cerco qualcosa su Google, entro in un sito, vedo una pagina e torno alla pagina di Gooogle. Ovviamente è preferibile avere un valore basso di bounce rate (il che significa che solo poca gente torna a Google senza vedere una pagina in più del nostro sito).

Ma anche in questo caso non è tutto così immediato: mettiamo che uno studente debba fare una ricerca su internet, ad esempio sulla storia di Napoleone. Cerca su Google “napoleone bonaparte” ed entra in un sito. Legge i contenuti della pagina che gli si apre, magari per un paio di minuti o più, e dopo aver segnato sui suoi appunti le informazioni importanti, torna su Google per cercare altre fonti. In questo caso è vero che il visitatore ha visto solo una pagina e poi è tornato su Google, ma è rimasto sul sito parecchio tempo, quindi Google sa che un alto bounce rate in questo caso non è sintomo di scarsa qualità.

Bene, queste metriche di cui abbiamo parlato non sono determinanti, ma certo sono segnali che Google considera, e che dobbiamo mantenere buone.

Ci sono però degli elementi determinanti, che sono negativi e pericolosi.

Quali sono gli elementi che influiscono maggiormente sulla penalizzazione di Panda?

I contenuti duplicati e i contenuti “thin” (ovvero i contenuti poveri)

Iniziamo con i contenuti duplicati

Sul nostro sito non dobbiamo avere contenuti copiati da altri siti. Certo, riprendere una citazione va bene. Ma non copiamo interi paragrafi da altri siti web: Google Panda cerca proprio contenuti duplicati, al fine di trovare siti di scarsa qualità e penalizzarli.

I contenuti duplicati sono negativi sia se copiati da altri siti web, che dal nostro stesso sito.

Quindi così come è negativo per il mio sito copiare un paragrafo da una altro sito, allo stesso modo è negativo creare tante pagine web sul mio sito, con all’interno lo stesso articolo.

Per evitare penalizzazioni, quindi, eliminiamo contenuti duplicati senza pensarci troppo.

Se vogliamo inserire un intero articolo, preso da un altro sito web, sul nostro sito, dobbiamo utilizzare il codice rel=canonical oppure il noindex.

Con il rel=canonical diciamo a Google “guarda, io ho messo questo articolo sul mio blog, ma l’originale è questo, e lo trovi su questo sito”. La struttura del codice html è questa:

<link rel=”canonical” href=”http://www.sitodacuihopresol’articolo.com/articolo-originale”/>

Se vuoi implementarlo sul tuo sito trovi una guida a questo link, sul blog di Giorgio Tave.

Con il noindex, invece, diciamo semplicemente a Google di non indicizzare l’articolo che abbiamo pubblicato, di non tenerlo in considerazione. L’articolo copiato non comparirà, quindi, nei risultati di Google.

Con entrambi i metodi (anche se il primo è preferibile) risolviamo il problema dei contenuti copiati da siti altrui.

La soluzione migliore è però a mio parere quella di eliminare direttamente tutti gli articoli non originali, così da risolvere il problema dalla radice.

Se sul nostro sito abbiamo più pagine con gli stessi contenuti, allo stesso modo, eliminiamole.

Il “thin” content, ovvero i contenuti poveri

A Google, semplicemente, non piacciono siti con molte pagine praticamente vuote, con pochi contenuti. Questo articolo che stai leggendo ha raggiunto in questo istante le 1299 parole. Questo non vuol dire che tutti i nostri articoli debbano superare le mille parole. Vuol dire però che non è consigliabile riempire i nostri siti con articoli da 100 parole, e magari pure pieni zeppi di pubblicità.

Anche un contenuto molto breve può essere valido e meritevole, sia chiaro. Ma facciamo autocritica e chiediamoci: “questo contenuto offre valore al visitatore oppure no?” Se la risposta è no, facciamoci  un favore e cancelliamolo.

Capita infatti che, dopo che dei siti eliminano articoli duplicati, il loro traffico (il numero di visitatori) aumenti considerevolmente.

Gli aggiornamenti Panda sono in genere rilasciati mensilmente.

Trattiamo quindi il nostro sito con cura, attuando le necessarie modifiche, e saremo salvi da Google Panda.

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filippo.jatta@jfactor.it

<p>Filippo Jatta è consulente SEO per liberi professionisti e imprenditori. Dottore magistrale in Organizzazione e Sistemi Informativi presso l’Università Luigi Bocconi di Milano. Dal 2008 aumenta traffico e visibilità online di blog e ecommerce, posizionando siti web in prima pagina su Google. Offre servizi di posizionamento sui motori di ricerca e corsi SEO, sia base che avanzati.</p>

2 Commenti
  • segreti
    gennaio 13, 2015 at 6:29 pm

    Non esiste un modo più semplice per sapere se il nostro sito è stato penalizzato?

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