Come ho Salvato dalla Penalizzazione un Blog

Come ho salvato dalla penalizzazione un blog

Come ho depenalizzato il blog del mio cliente

Oggi vi propongo un nuovo case study.

Se precedentemente mi son soffermato sui risultati di posizionamento di un mio blog (trovi l’articolo qui, con tanto di nuovo aggiornamento), questa volta toccherò un argomento ugualmente delicato: le penalizzazioni dei blog. Soprattutto con il nuovo algoritmo, infatti, e in particolare con gli aggiornamenti Penguin e Panda, Google ha iniziato a penalizzare siti che non si attengono alle sue rigide regole.

Che vuol dire “sito penalizzato”?

Se un sito viene penalizzato perde posizioni sul motore di ricerca, in maniera drastica. Spesso questo accade per molte parole chiave.
Il blog in questione è http://taurusprime.com/. Son stato contattato dal proprietario che aveva notato un calo drastico del traffico (ovvero del numero di visitatori) del sito.. Successivamente alla penalizzazione, però, i guadagni si sono molto ridotti.
Ho accettato il lavoro in questione e ho quindi iniziato l’analisi che ora vi spiego, passo passo.

Primo passo: capire se il blog è davvero penalizzato

Non sottovalutare questo primo punto mi raccomando! Molto spesso mi son trovato di fronte a blog “presunti penalizzati”, che penalizzati non erano. 3 indizi iniziali suggeriscono se un sito è davvero penalizzato da Google, oppure no. Ci sono anche altri indizi secondari, ma in questo case study ci fermeremo a questi 3, che sono a mio parere i più indicativi.

  1. Il sito “miosito.com” non è nelle primissime posizioni per la ricerca “miosito.com” o “miosito”.
    Spiego in pratica: il sito taurusprime.com non era nelle primissime posizioni quando cercavo su google “taurusprime.com”.
    Come puoi immaginare la parola “taurusprime.com” non ha certo una elevata concorrenza. Per questo motivo mi aspetto, cercando esattamente “taurusprime.com” su Google, di trovare il sito taurusprime.com nelle primissime posizioni. Questo non avveniva però, e i risultati di ricerca ignoravano bellamente il sito in questione
  2. Cercando il nome del sito la pagina che ranka meglio non è la home, ma una pagina “tag” o “contatti”, o comunque una pagina poco rilevante.
    Cercando su google il nome del sito mi aspetto che la miglior pagina posizionata del sito sia la home, o magari un articolo importante. Se cerco quindi “taurus prime” mi aspetto di trovare come pagina meglio posizionata sul motore di ricerca “taurusprime.com”, o al massimo “taurusprime.com/taurusprime”, ad esempio. Ma se la home viene penalizzata può accadere che la pagina del sito che meglio si posiziona su Google sia una pagina poco rilevante; nel caso in questione infatti era quella dei contatti. Una pagina non ottimizzata per quelle parole, e per la quale non era stato fatto posizionamento.
  3. In una precisa data il sito passava da 50 visite al giorno circa, a quasi zero. Di colpo, nell’arco di una sola giornata.
    Il calo improvviso e repentino di traffico è un importante campanello d’allarme. Dall’oggi al domani il blog non riceveva più visite.
    Questi fattori, combinati insieme, mi hanno portato a pensare seriamente che il blog fosse stato penalizzato per un qualche motivo, e mi son così messo al lavoro per scoprirlo e porvi rimedio.
    A questo punto dobbiamo capire se il nostro sito ha subito una penalizzazione manuale o algoritmica. E’ molto semplice: segui questa guida per controllare se il tuo sito ha subito una penalizzazione Google manuale. Se non ha subito una penalizzazione manuale, continua a leggere per vedere come ho risolto la penalizzazione algoritmica che affliggeva il sito in questione!

Secondo passo: l’individuazione del problema

Tornando a noi, dopo il primo passo ho allora analizzato le caratteristiche principali che un sito deve avere per essere apprezzato da Google. La SEO, ovvero il posizionamento su Google, non era stato effettuato in maniera troppo aggrassiva: i link creati erano relativamente pochi e le anchor text abbastanza naturali (per la maggior parte come anchor text era infatti usato il nome del sito).

Se il problema non era nel SEO, allora, era per forza all’interno del sito. La mia attenzione si è quindi spostata nuovamente sul blog. Dopo qualche prova e considerazione ho notato che i link presenti nelle pagine erano praticamente tutti link affiliati.
I link affiliati non sono un problema. Il problema è che… Erano troppi! Ma davvero troppi!! Migliaia!!!!!!!
Il link affiliato viene evidentemente visto da Google come se fosse pubblicità (e in effetti lo è, in fin dei conti). Quindi, così come riempiendo di pubblicità e bannerini un blog, anche riempiendolo di questo tipo di link, il sito viene penalizzato dall’algoritmo.

Terzo passo: la soluzione

Individuato quello che poteva essere il problema son passato quindi all’azione: son stati creati nuovi articoli e contenuti (che non fanno mai male, anzi!!!), e soprattutto la presenza dei link di affiliazione è stata molto diluita. Il numero di tali link infatti è diminuito in maniera drastica, rendendo il sito meno spammoso agli occhi del motore di ricerca.

uscire da penalizzazione panda penguinIl risultato? Nel giro di pochi giorni il sito è tornato finalmente a posizionarsi su Google come prima, ricevendo nuovamente quel traffico giornaliero che aveva prima della penalizzazione!! VITTORIA!!!!

Cosa abbiamo imparato:
1) come capire in 3 semplici mosse se un blog è penalizzato;
2) abbiamo avuto un’idea sugli aspetti da valutare per capire il motivo della penalizzazione (ci fermeremo in seguito, con un articolo approfondito, su altri aspetti che possono causare la penalizzazione di un blog).

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filippo.jatta@jfactor.it

<p>Filippo Jatta è consulente SEO per liberi professionisti e imprenditori. Dottore magistrale in Organizzazione e Sistemi Informativi presso l’Università Luigi Bocconi di Milano. Dal 2008 aumenta traffico e visibilità online di blog e ecommerce, posizionando siti web in prima pagina su Google. Offre servizi di posizionamento sui motori di ricerca e corsi SEO, sia base che avanzati.</p>

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