Keyword Density Ottimale: Scopri Quale Usare [CASE STUDY]

Keyword Density Ottimale: Più Ripetizioni = Miglior Posizionamento?

In questo SEO case study scoprirai se, infarcendo un articolo di parole chiave in maniera poco naturale, si viene premiati da Google o meno.

Uno dei più noti miti sulla SEO (anzi, forse il più noto di tutti) è quello della keyword density.

C’è infatti chi sostiene che, ripetendo un numero superiore di volte una determinata parola chiave all’interno di una pagina web, si ottengano migliori risultati a livello di posizionamento su Google.

Chi conosce un minimo la SEO sa che si tratta di un mito, però personalmente non avevo ancora svolto un test a riguardo.

Ecco quindi un piccolo esperimento SEO.

Come Ho Strutturato il Test sulla Keyword Density Ottimale

Per il SEO case study di oggi ho fatto redarre 40 articoli riguardanti vari argomenti (salute, moda, matrimonio).

Ognuno di questi articoli è stato ottimizzato per una specifica query di ricerca seguendo le classiche regole dell’ottimizzazione seo on page: titolo, H1, metatitle, metadescription, alt-tag delle immagini… Insomma, i classici elementi ben noti.

Ognuno di questi articoli è stato “sovraottimizzato”: all’interno del testo di ogni articolo la parola chiave obiettivo è stata ripetuta più volte, in maniera innaturale.

Questo ha portato gli articoli a raggiungere una keyword density piuttosto alta.

Ho pubblicato ognuno di questi articoli su 40 siti web e riviste online, di varia autorevolezza.

Ho analizzato i posizionamenti ottenuti da tali articoli.

Ho poi fatto richiesta alle riviste online e ai siti web di “pulire” gli articoli, portando la keyword density a una percentuale inferiore e più naturale, eliminando le ripetizioni in eccesso.

A distanza di 3 settimane ho ricontrollato i risultati di posizionamento degli articoli.

Attenzione: non ho voluto simulare, in questo esperimento, il keyword stuffing vero e proprio, raggiungendo una density esagerata.

Ho preferito simulare il lavoro di un copywriter che esagera con le ripetizioni, scrivendo in maniera esageratamente ottimizzata.

Procedimento del Test SEO

Bene, iniziamo con i dati.

La lunghezza media degli articoli è di 600 parole, e ogni articolo presenta circa 19 volte la parola chiave (considerando anche l’alt-tag dell’immagine). La keyword density è quindi mediamente del 3,2%, il che rende gli articoli leggibili ma abbastanza pesanti e innaturali, specialmente considerando che le parole chiave sono costituite mediamente da 3 o 4 termini.

Le pubblicazioni effettuate sono 40.

Come parametri di riferimento ho preso la DA di Moz e la ZA di SeoZoom, per valutare rispettivamente l’autorevolezza (dovuta principalmente ai link in entrata) e il traffico organico dei siti.

E’ chiaro che tali parametri son solo delle stime e che la qualità dei siti (soprattutto quella dei link in entrata) va controllata “manualmente”. Riporto tuttavia questi parametri per dare un’idea orientativa dei siti web in questione.

Ecco la schermata con alcuni dei valori ZA di alcuni dei siti usati per il test:

Il valore ZA medio dei 40 siti utilizzati per questo case study è pari a 30,36.

La DA media dei 40 siti è pari invece a 26,59.

Dopo una settimana dalla pubblicazione, tutti gli articoli sono stati indicizzati dal motore di ricerca.

Mediamente i siti si sono posizionati in posizione 54,58 su Google.it.

Da questo conteggio ho eliminato 7 siti, non entrati in top 100.

Se sembra un risultato scarso, bisogna considerare che:

  • ho usato siti di valore piuttosto vario, con capacità di ottenere traffico organico dall’ottimo allo scarso;
  • per quanto parole chiave composte da 3 o 4 termini, le parole chiave utilizzate presentano comunque un livello di competizione abbastanza elevato, il che ne rende più complesso il posizionamento.

Registrati tali dati, ho chiesto di modificare i contenuti degli articoli.

Da una media di 19 ripetizioni della parola chiave in ogni articolo siamo passati a una media di 8 ripetizioni, con una nuova keyword density pari al 1,3%.

Dopo 3 settimane ho ricontrollato il posizionamento dei siti per le keyword in questione.

Ho dovuto scartare altri 6 siti dalla valutazione complessiva, in quanto hanno presentato un crollo o un aumento troppo evidente nel traffico organico complessivo.

In questo lasso di tempo di 3 settimane alcuni siti hanno visto il loro traffico organico complessivo aumentare drasticamente, o calare vistosamente. Conteggiare tali siti nel presente case study sarebbe fuorviante, dato che le variazioni di posizionamento dell’articolo in questi casi sono probabilmente più legati a fattori non riguardanti la keyword density del singolo articolo, ma ad altri elementi.

In parole povere, SeoZoom (strumento utilizzato in questa analisi) rilevava una stima di traffico troppo differente rispetto a 21 giorni precedenti.

Eliminando anche questi 6 siti ne rimangono 27 da considerare ai fini del test.

I Risultati del Test

Ed ecco il verdetto nell’immagine qui sotto: nella prima colonna puoi vedere il posizionamento con la keyword density più elevata; nella seconda colonna il posizionamento con keyword density più bassa a 3 settimane di distanza, e nella terza colonna trovi la variazione di posizionamento.

Dei 27 siti rimanenti, 20 hanno migliorato il proprio posizionamento con la kw density inferiore.

In 6 casi invece c’è stato un peggioramento. In un caso invece il posizionamento è rimasto uguale.

In nessun caso è ovviamente stata fatta alcuna operazione di link building verso le pagine in questione.

Bene, cosa possiamo dedurre da questo piccolo esperimento SEO sulla Keyword Density Ottimale?

Questo esperimento ha certamente un limite nel numero di pubblicazioni piuttosto basso (solo 40, poi al netto dei siti eliminati diventate 27).

Altro limite è che Google è in costante evoluzione, quindi non è semplice “pulire” i cambiamenti dovuti alle modifiche nei contenuti da quelli dovuti all’aggiornamento dell’algoritmo. Tra l’altro i dati sono stati raccolti in pieno periodo “aggiornamento Fred”.

Non può quindi certo esser dimostrato che diminuendo la keyword density si ha un miglioramento del posizionamento, nè è questo l’obiettivo di questo case study SEO.

Il miglioramento medio infatti è di soli 4,26 posizioni, troppo poco considerando che si tratta di posizioni lontane dalla prima pagina e quindi più “volatili”.

E’ però altrettanto evidente che i posizionamenti medi non siano peggiorati dopo la “pulizia”.

 

Ciò che ritengo che si possa attestare è quindi che una keyword density maggiore non porta a un miglior posizionamento.

 

Non esiste e non può esistere dunque una “kw density ottimale”, che a volte viene chiesta nei gruppi Facebook SEO e nei forum.

Inserire la parola chiave nei giusti campi è ancora molto importante (soprattutto nel titolo e metatitle), tuttavia una ripetizione innaturale non porta a un miglioramento del ranking.

Un caso particolare

C’è stato anche un caso piuttosto particolare: ti ricordi che 7 siti erano stati scartati perchè non entrati in top 100?

Bene… Uno di essi, dopo la pulizia dei contenuti, è balzato in posizione 28 su Google.it.

Si tratta di un sito con argomento salute e benessere, con DA 18 e ZA 30.

Inizialmente in questo articolo era stata ripetuta 18 volte la parola chiave “argento colloidale in farmacia”. Successivamente la parola chiave è stata ripetuta in maniera esatta solo 2 volte, più altre volte in maniera non esatta.

Tale risalita è dovuta alla minor keyword density? Non possiamo saperlo, però è un caso interessante che ho voluto sottoporre alla tua attenzione.

filippo.jatta@jfactor.it

Filippo Jatta è consulente SEO per liberi professionisti e imprenditori. Dottore magistrale in Organizzazione e Sistemi Informativi presso l'Università Luigi Bocconi di Milano. Dal 2008 aumenta traffico e visibilità online di blog e ecommerce, posizionando siti web in prima pagina su Google. Offre servizi di posizionamento sui motori di ricerca e corsi SEO, sia base che avanzati.

4 Comments
  • Alessandro Caira
    ottobre 13, 2017 at 1:56 am

    Obiettivamente i testi che superano una keyword density del 2,5% sono più meccanici da leggere e denotano una scarsa conoscenza della lingua italiana oltre all’argomento. Ho fatto dei test scrivendo dei contenuti in prima persona ed è davvero difficile superare il 2% se si parla in modo naturale, questo per dire che è vero che Google abbia al proprio interno un algoritmo che valuta la qualità dei testi. Comunque concordo con Dimitri, bisognava aspettare almeno i classici 2 mesi, tempo entro il quale il contenuto matura il trust o meno di Google.

  • Dimitri Stagnitto
    settembre 19, 2017 at 2:44 pm

    Bel test ma secondo me hai modificato i testi troppo presto. Avrei fatto passare qualche mese prima dell’update.

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